Alberto Lattuada

“L’architetto delle stelle”

Milano, 1914. Alberto Lattuada nasce in una famiglia colta: il padre Felice è compositore, la madre pianista. Prima di diventare regista studia architettura, e forse è proprio quella formazione a renderlo un costruttore di immagini così rigoroso, un “architetto” capace di edificare mondi sullo schermo e di plasmare le stelle del cinema italiano.

Nel 1935, insieme a Luigi Comencini e Mario Ferrari, fonda la Cineteca Italiana di Milano, intuendo prima di altri l’importanza di preservare la memoria cinematografica. Debutta alla regia nel 1943 con “Giacomo l’idealista”, ma è con “Il bandito” (1946) che si impone come una delle voci più originali del neorealismo, raccontando un’Italia ferita dalla guerra attraverso lo sguardo di un reduce interpretato da Amedeo Nazzari.

Gli anni Cinquanta lo consacrano: “Senza pietà” (1948) esplora il dramma dei soldati afroamericani nell’Italia del dopoguerra, “Il mulino del Po” (1949) porta sullo schermo l’epopea contadina di Bacchelli, “Anna” (1951) con Silvana Mangano diventa un fenomeno di costume. Sposa l’attrice Carla Del Poggio, sua musa in numerosi film, e continua a esplorare territori diversi: dal verismo de “La lupa” (1953) alla commedia brillante di “Mafioso” (1962) con Alberto Sordi, capolavoro che anticipa temi ancora attuali.

Il documentario raccoglie le testimonianze di chi ha condiviso il suo percorso: la moglie Carla Del Poggio, i colleghi registi Mario Monicelli e Francesco Rosi, il compositore Ennio Morricone, attori come Virna Lisi, Gabriele Ferzetti, Massimo Girotti, Franca Valeri, Raf Vallone, Milena Vukotic, Massimo Ghini, e critici come Tullio Kezich, Gianluigi Rondi, Adriano Aprà.

Un ritratto intimo di un uomo elegante e riservato, che ha attraversato mezzo secolo di cinema italiano lasciando un’impronta indelebile.

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