Tonino Delli Colli

“Maestro della luce”

Nel 1938, un ragazzo romano di sedici anni abbandona gli studi ed entra a Cinecittà come assistente operatore. Va “a bottega” da Ubaldo Arata, uno dei grandi della fotografia del cinema fascista. Quel ragazzo si chiama Antonio Delli Colli, per tutti Tonino. Diventerà uno dei più grandi direttori della fotografia della storia del cinema.

L’esordio arriva giovanissimo, nel 1943, con “Finalmente sì”, una commedia in stile telefoni bianchi. Ma dopo la guerra, a causa della sua troppo giovane età, deve tornare a lavorare come operatore alla macchina. Nel 1952 firma “Totò a colori” di Steno – il primo film italiano girato interamente a colori. Poi anni di onesto artigianato, commedie gradevoli, cinema di consumo.

La svolta è il 1961. Il produttore Alfredo Bini lo chiama per “Accattone”, l’esordio alla regia di Pier Paolo Pasolini. Il poeta vuole una fotografia che sottolinei “l’arcaicità” delle borgate romane. Delli Colli si procura pellicole Ferrania a grana grossa, sfrutta le imperfezioni dei negativi scaduti, inventa un bianco e nero che nessuno ha mai visto. È l’inizio di un sodalizio che coprirà quasi tutta la produzione pasoliniana: “Mamma Roma”, “Il Vangelo secondo Matteo”, “Uccellacci e uccellini”, la Trilogia della vita, fino a “Salò”.

Nel 1966 incontra Sergio Leone. “Il buono, il brutto, il cattivo” porta nel mondo i suoi panorami sconfinati e i primi piani ravvicinatissimi sugli occhi degli attori. Poi “C’era una volta il West” e “C’era una volta in America”. E quando Federico Fellini si separa da Giuseppe Rotunno, è Tonino Delli Colli a firmare i suoi ultimi tre capolavori: “Ginger e Fred”, “Intervista”, “La voce della luna”.

Jean-Jacques Annaud lo vuole per “Il nome della rosa”. Roman Polański per “Luna di fiele”. Roberto Benigni per “La vita è bella” – David di Donatello 1998. Sei Nastri d’Argento, quattro David, il premio alla carriera dell’American Society of Cinematographers.

Scettico e sornione, cinico e disincantato, Tonino Delli Colli ha incarnato il prototipo dell’artigiano di Cinecittà: privo di formazione scolastica ma dotato di un talento istintivo per la luce che ha illuminato mezzo secolo di cinema italiano.

Testi, sceneggiatura, montaggio e regia: Donatella Baglivo

Montaggio: Nicola Lopatriello – Giampaolo Triggiani

Produttore esecutivo: Jonathan Zonin

Direttore della fotografia: Elio Bisignani

Assistente operatore: Noé Orlando Pernia Penalver

Tecnico del suono: Juan Carlos Sanz Gonzales

Mixer audio: Giampaolo Triggiani

Titoli: Giampaolo Triggiani

Musiche originali: Carlo Putelli – Giacomo Rendine

Musica sigla di testa: Pietro Grignani

Repertori: Istituto Luce S.p.A.

Responsabile archivio film: Massimo Mastrogiovanni

Responsabile archivio storico: Kemal Tugal

Post-produzione: CIAK 2000 Roma

Edizioni musicali: CIAK 2000

Una produzione CIAK 2000 S.r.l. – Roma – Copyright 2012

La produzione desidera ringraziare Tonino Delli Colli per la disponibilità dimostrata nell’affidare i propri ricordi personali agli spettatori.

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